Astrocuriosità | settembre 2026 – Raggi X allo specchio: V – L’invasione delle ottiche replicanti

La curiosità del mese a cura di Daniele Spiga Quinto episodio della serie introduttiva all’ottica dei raggi X, parte del progetto AOX (P.I. Marta Civitani, INAF-Brera) finanziato da ASI per lo sviluppo di ottiche monolitiche per raggi X in vetro sottile. Lo ammetto, ero tentato di iniziare il discorso “ottiche replicate” partendo dal mitico film Blade Runner e dai suoi umanoidi replicanti, ma rischierei di allungare troppo la storia, quindi solo per stavolta vado diretto al punto anziché divagare come al mio solito. Nella puntata precedente di questa serie vi avevo anticipato che avremmo iniziato a esplorare i possibili metodi per produrre un’ottica per raggi X. Come già sappiamo, un modulo ottico si compone di un certo numero di specchi dotati di profilo di rivoluzione Wolter-I (paraboloide+iperboloide) annidati l’uno dentro l’altro, detti quindi mirror shell (gusci), in modo da avere tutti lo stesso fuoco e lo stesso asse (Figura 1). Dunque, il primo passo da affrontare è la fabbricazione di un numero adeguato di specchi Wolter-I di diametro decrescente, che abbiano le seguenti caratteristiche: Orbene, il metodo che presenteremo oggi e che consente di soddisfare queste condizioni si chiama replica da mandrino ed è uno dei fiori all’occhiello della scienza italiana oltre che dell’INAF, che lo ha sviluppato per anni sotto la guida di Oberto Citterio, dapprima presso INAF-IASF (Istituto di Astrofisica Spaziale e Fisica Cosmica) di Milano (allora CNR, Consiglio Nazionale delle Ricerche) e poi presso l’INAF-Osservatorio Astronomico di Brera in collaborazione con la ditta Media Lario s.r.l. (Bosisio Parini, LC), nata appunto come ramo industriale del CNR di Milano per la fabbricazione di quelle che sarebbero state le ottiche di alcuni tra i più potenti e famosi telescopi spaziali a raggi X, quali Beppo-SAX (1996, vedi Figura 1), XMM-Newton (1999), Neil Gehrels Swift/XRT (2004), eROSITA (2019), ed Einstein […]









