Astrocuriosità | giugno 2026 – Il bosone X17

La curiosità del mese a cura di Luigi Foschini Una delle principali domande irrisolte dell’astrofisica contemporanea riguarda la natura della materia oscura. Diverse osservazioni suggeriscono che nell’Universo ci sia più materia di quanta ne osserviamo e sono state avanzate molteplici ipotesi, nessuna delle quali ha ancora avuto un adeguato supporto da osservazioni o esperimenti, nonostante sia trascorso ormai quasi un secolo dalle prime ipotesi (Zwicky 1933, 1937; Rubin e Ford, 1970). Le ricerche si possono sommariamente dividere in due filoni: uno riguarda le modifiche alle teorie della gravitazione, che recentemente stanno avendo un discreto successo (si vedano, per esempio, i lavori dei nostri colleghi INAF dell’Osservatorio Astrofisico di Torino: Crosta et al. 2020, Beordo et al. 2024). L’altro filone, invece, si basa su esperimenti nei laboratori alla ricerca di materia esotica. Come si può vedere dalla Fig. 1, c’è un fiorire di teorie su particelle dai nomi fantasiosi, come WIMPzilla (Kolb et al. 1999), che sarebbe una Weakly Interacting Massive Particle (Particella Massiva Debolmente Interagente) grande come Godzilla! Oppure c’è l’assione, il cui nome fu inventato da Frank Wilczek nel 1978 prendendo a prestito la marca di un detersivo! Oggi vorrei parlarvi di una delle tante proposte, che però sembra avere una base sperimentale, per quanto ancora incerta: il bosone X17. Prima di raccontarvi questa storia, però, è necessario fissare alcuni termini che verranno usati nel seguito. Non c’è nulla da temere, è una questione di linguaggio. Cercate di capire il quadro complessivo e non fissatevi sui dettagli, che richiederebbero troppo tempo per essere spiegati tutti e sarebbero comunque irrilevanti per la storia che vi racconto. Le particelle elementari si possono sommariamente dividere in due grandi categorie (Fig. 2): quelle che stanno bene insieme e quelle più asociali. Le prime sono chiamate bosoni, in onore del fisico indiano Satyendranath Bose […]









