Astrocuriosità | aprile 2026 – Raggi X allo specchio: IV – Occhio alla microrugosità!

La curiosità del mese a cura di Daniele Spiga Quarto episodio della serie introduttiva all’ottica dei raggi X, parte del progetto AOX (P.I. Marta Civitani, INAF-Brera) finanziato da ASI per lo sviluppo di ottiche monolitiche per raggi X in vetro sottile. Ok, come al solito… affronterò la questione alla lontana. È un mio difetto, lo so, ma mi piace tanto. Abbiate pazienza. Nel linguaggio comune, tutti noi tendiamo a considerare sinonimi i termini “riflessione” e “diffusione” della luce, mentre in realtà sono due fenomeni distinti (Figura 1). Riflessione significa che i raggi vengono deviati soltanto nella riflessione speculare a quella di incidenza, proprio come ci guardiamo allo specchio di mattina, e anzi, è la condizione essenziale perché lo specchio formi una nostra immagine. Se invece ci spostiamo di lato, non vedremo più noi stessi (ed è meglio, vista la pettinatura che abbiamo appena alzati…): vedremo le piastrelle dietro di noi dal lato opposto, e solo quelle, perché solo quelle mandano luce nella direzione giusta perché rimbalzi nella direzione dei nostri occhi. Cosa non vediamo, piuttosto? Proprio la superficie dello specchio, che, se è ben pulito, non manda verso i nostri occhi altro che i raggi con angoli di incidenza diversi da quello di riflessione. Guardiamoci intorno, invece: vediamo molto bene i mobili, il lavandino, e persino il vetro satinato della porta. Come mai? Perché diffondono la luce che li colpisce, cioè la sparpagliano in tutte le direzioni, compresa quella dei nostri occhi, indipendentemente dalla direzione da cui proviene. Ed è normalmente è la diffusione della luce, non la sua riflessione, il fenomeno che ci permette di vedere il mondo. Vediamo la Luna perché la sua superficie diffonde la luce solare; se la riflettesse come uno specchio, sarebbe completamente invisibile.[1] Tornando all’argomento specchi astronomici, perché ci interessa questa distinzione? Perché, finora, […]









