Cieli di Brera | 2026

Illustrazione di Alice Sironi

Una serie di incontri con alcuni grandi astrofisici e astrofisiche italiani/e che, oltre che nel proprio settore di ricerca, si sono distinti anche per le capacità di comunicazione.

Tutti gli incontri si svolgono solo in presenza alle ore 18.00 presso la Sala Aldo Bassetti della Pinacoteca in Palazzo Brera, via Brera 28, dove fin dal 1762 ha sede l’Osservatorio Astronomico di Brera.

INGRESSO LIBERO FINO AD ESAURIMENTO POSTI (posti disponibili: 100)

  • 23 settembre
    Le scoperte dell’astronomia X: dall’Equatore a Brera con il programma San Marco
    Giovanni Caprara – Corriere della Sera

Prendendo spunto dall’ultimo libro di Giovanni Caprara, L’Aeronautica Militare e il Programma San Marco (Edizioni Rivista Aeronautica, 2023), ripercorreremo le ricerche compiute all’interno del programma San Marco, che segnò l’inizio dell’era spaziale italiana. L’incontro rievocherà le dieci missioni compiute con i satelliti lanciati dalle piattaforme in Kenya, quattro delle quali dedicate a ricerche astronomiche della NASA. Tra queste, un ruolo fondamentale ebbe la missione guidata da Riccardo Giacconi, che permise di ottenere la prima mappa delle sorgenti X. Un viaggio attraverso le missioni, le persone e il contesto che resero possibile questa straordinaria esperienza, fino agli sviluppi successivi di una ricerca astronomica che ancora oggi trova un importante punto di riferimento all’Osservatorio di Brera.

Biografia
Giovanni Caprara è editorialista scientifico del Corriere della Sera, docente del corso di Esplorazione Spaziale al Politecnico di Milano, e membro dell’History Committee dell’International Academy of Astronautics. È autore di numerose pubblicazioni dedicate all’esplorazione spaziale e alla scienza in generale, tradotte in Europa, negli Stati Uniti e in Cina. Nel 2010 ha ricevuto l’European Science Writers Award della Euroscience Foundation e nel 2016 il Premio per la
comunicazione scientifica della Società Italiana di Fisica (SIF). L’International Astronomical Union ha battezzato con il nome “10928 Caprara”, un asteroide in orbita tra Marte e Giove. È presidente dell’UGIS, Unione Giornalisti Italiani Scientifici e dal 2021 direttore scientifico del Festival della
scienza e dell’innovazione di Padova.

  • 21 ottobre
    Orologi cosmici: a ritmo di pulsar, dalla banda radio ai raggi X
    Maria Cristina Baglio – INAF – Osservatorio Astronomico di Brera

Nel 1967, durante il suo dottorato, Jocelyn Bell si imbatté in un segnale tanto regolare da sembrare quasi artificiale: impulsi radio che si ripetevano con una precisione sorprendente. Era la prima pulsar, una stella di neutroni in rapidissima rotazione, uno degli oggetti più estremi dell’Universo. Da allora abbiamo scoperto che le pulsar sono molto più che semplici “fari cosmici”. La regolarità dei loro impulsi le rende veri e propri orologi naturali, capaci di aiutarci a mettere alla prova la relatività generale e a studiare fenomeni come l’emissione di onde gravitazionali. Ma le pulsar hanno anche una vita complessa: rallentano, evolvono e, quando fanno parte di un sistema binario, possono essere “ringiovanite” dalla materia sottratta a una stella compagna, arrivando a ruotare centinaia di volte al secondo. Seguiremo la storia di questi oggetti dalla loro scoperta fino alle più recenti osservazioni delle pulsar al millisecondo e delle cosiddette pulsar transizionali, sistemi capaci di cambiare volto e di emettere pulsazioni non soltanto in radio, ma anche in luce visibile, ultravioletto e raggi X. 

Biografia
Maria Cristina Baglio ha conseguito il dottorato di ricerca in Fisica e Astrofisica presso l’Università dell’Insubria nel 2017. Successivamente ha svolto attività di ricerca come post-doc presso la New York University Abu Dhabi, per poi rientrare in Italia come Astrofit Fellow presso l’INAF – Osservatorio Astronomico di Brera nel 2023, dove attualmente è ricercatrice a tempo determinato. La sua attività scientifica è dedicata allo studio dei sistemi binari contenenti oggetti compatti, in particolare buchi neri, stelle di neutroni e pulsar al millisecondo, attraverso osservazioni a diverse lunghezze d’onda.

  • 18 novembre
    Un telescopio per Einstein: suoni e luci dal cosmo
    Giancarlo Ghirlanda – INAF – Osservatorio Astronomico di Brera

Sono passati undici anni dalla prima rivelazione diretta delle onde gravitazionali. La scoperta di centinaia di eventi gravitazionali ha aperto una nuova finestra sul cosmo e ci ha permesso di studiare fenomeni estremi come la fusione di buchi neri e stelle di neutroni. Nel 2017, con la rivelazione della fusione di due stelle di neutroni e della radiazione elettromagnetica prodotta, abbiamo potuto sperimentare la potenza dell’astronomia multi-messaggera potendo studiare lo stesso evento cosmico combinando messaggeri diversi. Queste osservazioni hanno aperto nuove possibilità di ricerca, dalla fisica fondamentale alla cosmologia e all’astrofisica degli oggetti più estremi dell’Universo. Ma siamo ancora solo all’inizio. Il futuro dell’astronomia gravitazionale dipenderà da nuovi strumenti, capaci di osservare un numero molto maggiore di eventi e di raggiungere distanze oggi ancora inesplorate. Tra questi, Einstein Telescope rappresenta uno dei progetti più ambiziosi, con una forte partecipazione italiana, e che dovrebbe diventare realtà entro il 2040. Un rivelatore che si estenderà per decine di chilometri in gallerie del diametro di sette metri a cento metri di profondità. L’Einstein Telescope ci permetterà di rivelare centinaia di sorgenti di onde gravitazionali ogni giorno. Durante la conferenza ripercorreremo ciò che le onde gravitazionali ci hanno già insegnato e scopriremo quali nuove domande potremo affrontare con Einstein Telescope: dai misteri delle stelle di neutroni all’origine dei buchi neri, dalla storia dell’Universo alla possibilità di osservare i fenomeni cosmici più estremi combinando luce e onde gravitazionali. 

Biografia
Giancarlo Ghirlanda è dirigente di ricerca dell’Istituto Nazionale di Astrofisica e lavora presso l’Osservatorio Astronomico di Brera. Si occupa di astrofisica dei fenomeni transienti, tra cui i gamma ray burst. Ha ricoperto il ruolo di co-coordinatore della divisione 4 dell’Einstein Telescope Observational Science Board ed è autore di più di duecento pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali. 

  • 9 dicembre
    La crisi delle misure cosmiche: perchè la scala delle distanze non torna
    Roberto Trotta – Sissa – Trieste

Misurare le distanze nell’Universo è molto più difficile di quanto si possa immaginare. Fino a poco più di un secolo fa non era nemmeno chiaro se le “nebulose” visibili nel cielo fossero parte della nostra Galassia o sistemi di stelle lontanissimi. Solo nel 1929 Edwin Hubble dimostrò che Andromeda è una galassia a sé stante, ben oltre i confini della Via Lattea. Da allora gli astronomi hanno sviluppato una serie di metodi per misurare distanze sempre maggiori nello spazio, costruendo quella che viene chiamata la “scala delle distanze cosmiche”. Grazie a questa scala oggi possiamo stimare quanto sono lontane le galassie e ricostruire la storia dell’espansione dell’Universo fino ai suoi estremi confini osservabili. Negli ultimi anni, però, la scala delle misure cosmiche è entrata in crisi: metodi diversi per misurare le distanze sembrano dare risultati tra loro del tutto incompatibili. Questo enigma, noto come “tensione di Hubble”, potrebbe indicare che nella nostra descrizione dell’Universo manca ancora qualcosa. Le future osservazioni di onde gravitazionali potrebbero aiutare a chiarire questo mistero e forse rivelare una nuova fisica del cosmo.

Biografia
Roberto Trotta è professore di Fisica teorica alla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste, dove dal 2024 dirige il Laboratorio Interdisciplinare. È anche visiting professor di Astrostatistica all’Imperial College di Londra, dove è stato professore di Astrostatistica dal 2019 al 2023. La sua ricerca si concentra su cosmologia ed intelligenza artificiale, con applicazioni all’Universo primordiale, e allo studio della materia e dell’energia oscure. Insignito della Cattedra Lemaître 2018 dell’Università di Louvain per il suo lavoro sull’astrostatistica, è autore e comunicatore scientifico pluripremiato. Ha ricevuto la medaglia Annie Maunder 2020 della Royal Astronomical Society per il suo impegno pubblico. Il suo ultimo libro è stato nominato Book of the Week dalla BBC e Best book of the year da New Scientist. È pubblicato in Italia da Il Saggiatore con il titolo Il Cielo Stellato Sopra di Noi.

Eventi passati

  • 10 giugno
    Sulle tracce delle galassie: strumenti e idee che cambiano la nostra visione dell’Universo
    Adriana Gargiulo, IASF – Istituto di Astrofisca Spaziale e Fisica Cosmica – Milano

Negli ultimi cento anni la nostra visione delle galassie è cambiata radicalmente: da enigmatiche “nebulose” appena intraviste a laboratori cosmici fondamentali per comprendere l’evoluzione dell’Universo. L’incontro ripercorrerà alcune delle tappe più significative di questo viaggio scientifico, mostrando come progresso tecnologico, intuizioni audaci e idee talvolta controcorrente abbiano aperto nuove finestre sul cosmo. Dai grandi telescopi del passato alle infrastrutture di nuova generazione, l’incontro metterà in luce il dialogo continuo tra strumenti e immaginazione scientifica, con particolare attenzione al contributo italiano in questa avventura di esplorazione e scoperta.

Biografia
Adriana Gargiulo è ricercatrice presso INAF–IASF Milano, dove si occupa di formazione ed evoluzione delle galassie, con particolare interesse per le grandi survey spettroscopiche e lo sviluppo di strumenti e software per l’astronomia osservativa. È coinvolta in importanti collaborazioni internazionali, tra cui LBT-Italia, MOONS per il VLT dell’ESO, Euclid e MOSAIC per l’ELT, contribuendo sia agli aspetti scientifici sia allo sviluppo di strumenti per esplorare l’Universo sempre più in profondità.

  • 6 maggio
    Svelando i misteri del primo universo: storie di relazioni tossiche tra buchi neri e prime galassie
    Roberta Tripodi, INAF – Osservatorio Astronomico di Roma

Negli ultimi anni, le osservazioni effettuate dal telescopio spaziale James Webb (JWST) stanno rivoluzionando la nostra conoscenza della formazione di galassie e buchi neri supermassicci nel primo universo. Tra le scoperte più interessanti si colloca una nuova popolazione di galassie ospitanti buchi neri chiamate ‘Piccoli punti rossi’ (LRDs), la cui vera natura rimane ancora sconosciuta. Nel corso di questo incontro, verranno presentati i risultati più recenti riguardo le proprietà delle prime galassie, inclusi i LRDs, e la loro inesorabile relazione con i buchi neri, con l’obiettivo di fornire un quadro coerente dei processi che guidano l’evoluzione delle prime galassie. 

Biografia
Roberta Tripodi è una ricercatrice a tempo determinato presso INAF-Osservatorio Astronomico di Roma. Ha conseguito il dottorato all’Università degli studi di Trieste con una tesi sulle proprietà del gas e della polvere freddi nelle galassie ospiti dei quasar a z > 6. Il focus della sua ricerca è lo studio delle proprietà delle galassie nelle prime fasi di formazione ed evoluzione (z > 4) attraverso i dati di ALMA e JWST, con enfasi sulle galassie ospiti di AGN – inclusi i ‘Piccoli punti rossi’.

  • 11 marzo
    BEaTriX: il cielo in una stanza
    Bianca Salmaso, INAF – Osservatorio Astronomico di Brera

Come si collaudano i potenti telescopi spaziali destinati a studiare i misteri dell’Universo prima di lanciarli nello spazio? La risposta è portare l’infinito in laboratorio. In questa conferenza vi presentiamo BEaTriX: una gemma tecnologica dell’Osservatorio di Brera che porta ‘il cielo in una stanza’.  Generando un fascio di raggi X perfettamente parallelo, BEaTriX riesce a simulare la luce proveniente da sorgenti cosmiche poste a distanze infinite, permettendoci di testare sulla Terra gli ‘occhi’ tecnologici che un giorno sveleranno i segreti dei buchi neri e delle galassie lontane.

Biografia
Bianca Salmaso è laureata in biofisica e nella sua carriera ha lavorato sia presso l’industria che presso vari istituti di ricerca. Ha lavorato per più di 8 anni presso la STMicroelectronics come responsabile dei processi fotolitografici per le tecnologie Bi-CMOS. Dal 2009 lavora presso il Gruppo di Ottiche per raggi X presso l’INAF-Osservatorio Astronomico Brera. Nel 2016 si è dottorata con una tesi sullo sviluppo di telescopi leggeri in banda X. Nel suo ruolo attuale, coordina le attività di disegno, realizzazione e commissioning del nuovo laboratorio di test X BEaTriX.

  • 18 febbraio
    Astrofisica del futuro: la Luna come laboratorio per le onde gravitazionali
    Ferdinando Patat, Observing Programmes Office – European Southern Observatory

Da oltre un secolo, la Relatività Generale di Einstein ha rivoluzionato la nostra visione dell’Universo, rivelando che spazio e tempo formano un tessuto dinamico capace di incurvarsi sotto l’azione della gravità. Da questa intuizione nasce una delle sue conseguenze più spettacolari: le onde gravitazionali. Dopo i grandi successi dei rivelatori terrestri, come LIGO e VIRGO, nuove frontiere si stanno aprendo in un territorio ancora in gran parte inesplorato. Tra queste spicca la missione LGWA (Lunar Gravitational Wave Antenna), un progetto visionario che mira a utilizzare l’intero globo lunare come rivelatore di onde gravitazionali. LGWA promette di ampliare in modo decisivo la nostra capacità di “ascoltare” il cosmo, aprendo finestre osservative inaccessibili dalla Terra. Una sfida tecnologica e scientifica senza precedenti, che segna la prossima grande avventura nella comprensione dell’Universo.

Biografia
Ferdinando Patat ha conseguito la laurea ed il dottorato di ricerca in Astronomia presso l’Università di Padova. Dopo una borsa di studio in Germania ed una fellowship presso l’Osservatorio di La Silla (Chile), nel 1999 è entrato a far parte dello staff internazionale dell’Organizzazione Europea per la Ricerca Astronomica (ESO). Dal 2011 ne dirige l’Ufficio dei Programmi di Osservazione, che coordina la selezione dei progetti scientifici e l’allocazione del tempo al Very Large Telescope.
La sua attività scientifica riguarda principalmente le Supernovae nell’universo locale, la natura delle stelle che le generano e i meccanismi che conducono alla loro esplosione. È membro del consiglio direttivo della Lunar Gravitational Wave Antenna.